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Cosa cambia tra igiene e sbiancamento dentale?

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Cosa c’è di meglio di un sorriso a “trentadue denti”? Avere un approccio sorridente significa aprirsi alla vita e al prossimo, dimostrando un’indole amichevole, affabile e solare. Viceversa, il fatto di controllare la risata cercando di nascondere i denti o addirittura coprendosi la bocca con la mano, è un chiaro sintomo di imbarazzo, chiusura e scarsa disponibilità nei confronti dell’interlocutore. In una società dominata dal culto dell’effimero e dall’apparenza, siamo quotidianamente bombardati da immagini di sorrisi smaglianti veicolate da mass media e social media: denti bianco latte e privi di imperfezioni. Una dentatura ingiallita e macchiata, al contrario fa diminuire l’autostima ed ha un effetto fortemente inibitore.

Una corretta igiene orale quotidiana, che implichi spazzolare i denti 2-3 volte al dì e l’uso regolare del filo interdentale, non è purtroppo sufficiente a garantire un’estetica dentaria ineccepibile. Il consumo di bevande acide e piene di coloranti, il fumo, l’uso di alcuni farmaci e fattori genetici, causano l’ingiallimento dei denti, un processo tra l’altro fisiologico.

 

Esistono in tal proposito, dei buoni rimedi naturali che possono contrastare il problema, ma non sono esenti da problematiche. L’uso di bicarbonato, limone, sale, salvia, olio di cocco e il consumo di alcuni tipi di frutta come mele, fragole ed arance sono dei tipici rimedi fai-da-te, talvolta però, possono essere controproducenti rischiando di intaccare lo smalto, ottenendo quindi l’effetto contrario rispetto a quello sperato.

Di certo, una corretta igiene orale domiciliare e il corretto utilizzo dello spazzolino rappresentano un ottimo punto di partenza ma non sono sufficienti ad eliminare ogni traccia di placca e tartaro, responsabili di svariate patologie, più o meno gravi, come carie, alitosi e parodontiti.

 

È quindi necessario, prevedere delle visite periodiche dal dentista e almeno 1/2 sedute l’anno di igiene orale professionale. Tale pratica, detta anche “pulizia dei denti”, prevede l’impiego di appositi strumenti sonici e ultrasonici in grado di distruggere ed eliminare i residui di tartaro tra un dente e l’altro e al di sotto del colletto gengivale. La seduta prosegue con la rimozione delle macchie dentali mediante l’applicazione di una pasta abrasiva, il cosiddetto airflow, che consiste in potenti getti di acqua e bicarbonato.

 

Tra i vantaggi di questa pratica, oltre ad una maggiore salute del cavo orale, si annoverano la riduzione delle infiammazioni gengivali e della sensibilità dentale, la prevenzione di alitosi e macchie, come pure una maggiore lucentezza e brillantezza del sorriso.

Se la detartrasi contribuisce a migliorare l’aspetto estetico dei denti, non ha alcun effetto sulla loro naturale pigmentazione. A tal proposito, un discorso a parte va speso per lo sbiancamento dentale professionale alla poltrona che prevede l’utilizzo di agenti sbiancanti a base di perossido di idrogeno e carbamide. Applicate con specifiche concentrazioni, queste sostanze liberano l’ossigeno che, disgregando le pigmentazioni, agisce sulle discromie, restituendo il colore naturale dei denti. È importante far notare che il trattamento può essere eseguito solo dopo una seduta di igiene volta a rendere adatti i denti alla procedura estetica e a valutare la presenza di eventuali controindicazioni al procedimento.

In definitiva è possibile affermare con certezza che lo sbiancamento dentale professionale rappresenti la pratica più sicura ed efficace per non rovinare lo smalto dei denti. Il rischio che si verifichino effetti indesiderati gravi è molto remoto, è invece piuttosto comune una temporanea sensibilità gengivale e dentale. Di certo non si tratta di una soluzione permanente ma con le opportune precauzioni, si possono mantenere denti bianchi per un periodo decisamente lungo.

Per concludere, igiene dentale e sbiancamento differiscono sostanzialmente per la loro natura: di tipo curativo e preventivo la prima, di carattere prettamente estetico il secondo.

 

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